Non basta una partita di grande carattere per riuscire a trovare il successo al PalaBasiglio. Alla fine vince Gudo per 51-55.
OSCOM MILANO3-EAGLES GUDO VISCONTI 51- 55
MILANO3: Bordoni, Cuneo 1, Diaz, Duro 18, Ghidini 2, Grassi 4, Macalindong, Paparella, Pierri 7, Rugo 2, Tozzini 17, Vieru. All. Moro
Questa volta si deve dar atto all’evidenza: tutto quello che si poteva fare per giocare di squadra è stato fatto. La difficoltà di trasformarsi in teammates per giocatori che “arrivano” da approcci individuali è davvero tanta: la squadra è dedizione, a volte incondizionata.
E la partita di domenica ha mostrato proprio questa tendenza: una partenza nervosa, individuale, di ciascun giocatore che tentava di aggrapparsi ai compagni di squadra ma che ancora non trovava la misura. Poco alla volta gli errori tecnici sono diminuiti notevolmente, la precisione nell’esecuzione è aumentata.
Primi due periodi così disegnati, tanti errori ma generati da una volontà corale li da realizzarsi. Ed infatti nel terzo e quarto periodo i tentativi di coesione, di stringere le maglie, la determinazione dei giocatori di aiutarsi e combattere insieme porta i suoi frutti: vero approccio MASSICCIO. Certo che si, ancora qualche sbavatura individuale ma immediatamente arginata. L’intensità nella protezione del ferro aumenta e produce possessi difensivi che recuperano palloni e soprattutto rimbalzi: mai in tutta la stagione ci siamo trovati in vantaggio sotto le plance, sempre squadre più alte e stazzate di noi in ciascun duello individuale; e sarà così fino a fine stagione.
I possessi in difesa alimentano le forze in attacco, si vedono, non a caso, anche giocate in contropiede e il passivo accumulato di dieci punti viene meritatamente azzerato dopo una rincorsa durata trentanove minuti punto a punto già nell’intero quarto periodo: perché a circa un minuto dalla fine un magnifico canestro da tre punti di Ludovico Pierri porta in vantaggio di un punto i nostri colori. Ludovico è davvero dedicato alla squadra e sottolinearlo è il regalo più grande che possiamo fargli noi e che lui ha fatto alla squadra. Un esempio.
Gli errori commessi nell’ultimo minuto, negli ultimi quaranta secondi, da un punteggio pari a 51, hanno prodotto la sconfitta: nessun errore è da condannare, nessun giocatore per quegli errori è da chiamare in causa; tutti stanno “imparando” a gestire i momenti caldi della partita con una rotazione che si sta allargando a dodici giocatori, una squadra.






